NICHOLAS GINEPRINI CI SPIEGA IL FENOMENO DELLA CHINESE SUPER LEAGUE

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Nicholas Gineprini, direttore di Blog Calcio Cina, autore de “Il sogno cinese” e collaboratore per “l’Ultimo Uomo”, ci spiega il fenomeno della Chinese Super League, dalle origini ad oggi.

Da cosa nasce l’idea di molti imprenditori cinesi di investire nel calcio?

Il sogno calcistico è una componente fondamentale del sogno cinese” ha dichiarato il presidente Xi Jinping nel 2015. Proprio quell’anno è stata emanata una riforma statale sul calcio e una per quanto riguarda la riorganizzazione dell’Educazione Fisica, che diventa Physical Education and Health. Il calcio e lo sport sono business quindi le ragioni che stanno dietro a questi investimenti sono molteplici, fra cui la lotta all’obesità (che sta diventando un problema sempre più consistente in Cina), alimentare lo spirito patriottico e nazionalista della popolazione, e soprattutto la politica del Soft Power, che è il grande perno di tutti questi movimenti. Negli anni ’70 la Cina si aprì al mondo attraverso la diplomazia del ping pong, che precedette la visita di Nixon a Mao Zedong, oggi il calcio assume la stessa funzione e il rapporto si estende a progetti molto più ampi, pensiamo anche alla One Belt one Roar, la Nuova via della seta e dei progetti infrastrutturali. Secondo il prof. Chadwick dell’Università di Salford, l’espansione cinese nel mondo del calcio ha a che fare proprio con questa nuova via di business. Gli obiettivi del governo sono chiari: elevare il valore dell’industria sportiva a 750 miliardi di dollari entro il 2025 e che questa contribuisca al 3% del pil. Se però all’estero gli investimenti sono ben realizzati, il movimento interno del campionato, pur essendo ricchissimo (ne è la testimonianza il calciomercato e l’aumento degli indotti) non gode di una gestione manageriale ottimale.

Qual é il club pioniere di questi investimenti?

Sarebbe facile dire il Guangzhou Evergrande, con l’acquisto di Dariò Conca nel 2011, ma voglio andare ancora più indietro nel tempo e citare lo Dalian Shide, il club più titolato di Cina (8 titoli nazionali) che oggi non esiste più, in quanto inglobato dai rivali cittadini dell’Aerbin FC nel 2012. Nel Dalian iniziarono ad affacciarsi giocatori stranieri di livello all’inizio degli anni ‘2000. Approdò Zoran Jankovic, serbo di nascita, divenne cittadino bulgaro, nazionale con la quale disputò l’europeo portoghese nel 2004. Altri nomi importanti sono quelli dello sloveno Ermin Silijak e il ceco Vaclav Nemecek (60 presenze con la sua nazionale). L’anno 2000 vide anche l’ingaggio del primo allenatore straniero, il serbo Milorad Kosanović (precedentemente alla Stella Rossa di Belgrado), sotto la sua guida il Dalian giunse in finale di Coppa delle Coppe, persa per 4-2 contro i sauditi dell’Al-Shabab.

Qual é il fine del calcio cinese? business o più realisticamente strategia per potenziare la qualità dei settori giovanili?

Prima di tutto il calcio cinese è business. I settori giovanili saranno fondamentali per la creazione di un movimento sostenibile ma non portano soldi nell’immediato. Ecco, qui la Cina deve fare i conti con il concetto di tempo, mi spiego meglio: siamo in un epoca dove i cambiamenti avvengono rapidamente, nuovi eventi, nuovi modelli di telecomunicazione, nuovi prodotti, viaggiamo a grande velocità e siamo abituati ad ottenere i risultati subito. Questo fattore in Cina è amplificato, ma per costruire una generazione di talenti, si deve escludere il concetto di immediatezza e crearsi un uovo rapporto con il tempo. Se non vi sarà questo diverso approccio culturale allora non si andrà da nessuna parte. La Cina deve essere abituata a sorbirsi altre brucianti sconfitte. Per rispondere alla parte che riguarda il business… prendiamo il caso virtuoso di Macerata con la città cinese di Taicang, le due realtà hanno creato gemellaggi e rapporti bilaterali su economia, turismo, cultura ecc.. a partire proprio da stage calcistici. Come dicevo prima, il calcio è diplomazia, ma anche un mezzo per costruirsi una nuova immagine, dato che noi italiani purtroppo, abbiamo una visione molto stereotipata della Cina, siamo rimasti indietro di un ventennio.

A proposito di giovanili, si parla molto bene dell’Hengda Soccer School del Guangzhou? Ci può spiegare meglio in cosa consiste? Ce ne sono altri sullo stesso modello?

Si tratta di un’immensa scuola calcio situata nella periferia di Guangzhou, nella quale risiedono migliaia di studenti, che vengono seguiti dagli allenatori delle giovanili del Real Madrid. In questa struttura immensa, che ricorda Hogwarts, i ragazzi studiano, sin dalle elementari e nel frattempo giocano a calcio, sperando di diventare dei giocatori professionisti. E’ un progetto molto ben strutturato, che nel frattempo si è espanso, con nove distaccamenti in tutto il suolo cinese, e due basi in Europa, una in Spagna (a Madrid chiaramente) e l’altra in Olanda, con una terza sede che verrà aperta in Brasile. Ci sono altri modelli sull’esempio del Guangzhou Evergrande, e fra tutti spicca quello dello Shandong Luneng, che per distacco rappresenta il miglior settore giovanile cinese. Oltre ad avere un’ottima base giovanile, lo Shandong è ramificato in tutta la Cina con le proprie basi di formazione giovanile, e dal 2014 un gruppo di ragazzi si allena e si forma a San Paulo, nell’academy del Desportivo Brazil. Ci sono tanti altri esempi virtuosi, come quello del Shanghai Sipg, sorto dalle Xu Genbao Academy (guru del calcio giovanile cinese) o dello Shenhua con i suoi molteplici programmi di formazione in Spagna.

Club che attualmente possono impensierire lo strapotere del Guangzhou?

Ora solo due club possono farlo, ovvero lo Jiangsu Suning di Alex Teixeira e di Ramires, e lo Shanghai Sipg di Hulk e Oscar. I primi lo scorso anno sono giunti secondi in campionato, ma sono migliorati nel corso della stagione, perché la partenza non è stata delle migliori e solo con Choi Yong si è vista una vera identità di gioco. Lo Shanghai Sipg, così come il Suning è una potenza recente, è reduce da un secondo e un terzo posto, ma la scorsa stagione non è mai stata in lotta per il titolo, colpa degli innumerevoli infortuni (su tutti di Dariò Conca) e di uno sbilanciamento tattico. Villas Boas deve lavorare sull’equilibrio, perché con un attacco composto da Hulk, Oscar, Wu Lei ed Elkeson nessuno può resistere.

Che durata avrà questa incredibile pioggia di denaro sull’Europa? La Cina vuole diventare il centro del calcio mondiale?

Il calcio è già sino centrico. Per un attimo distogliamo l’attenzione dal campo da gioco e concentriamoci su quella che per me è la vera essenza del calcio moderno: economia e politica del soft power. Grazie alla Dalian Wanda di Wang Jianlin la Cina è proprietaria di infront, la piattaforma responsabile della compravendita e della produzione delle maggiori competizioni calcistiche. Inoltre Wang è anche proprietario del 20% dell’Atletico Madrid ed è main sponsor della Fifa fino al 2030. Altra istituzione finita in mano ai cinesi è MP Silva (sempre riguardante la gestione dei diritti tv), acquistato dal broadcaster di nuova generazione Baofeng e dall’Everbright Securities. Inoltre, ad oggi, senza contare il Milan, vi sono 21 squadre fra Europa e Oceania di proprietà cinese (compreso il fondo City Football Group), dalla Premier League alla Serie D spagnola con il Real Oviedo. Inoltre la Cina, oltre a istituzioni e squadre, sta investendo negli stadi dei paesi africani e in Qatar, sempre per sbloccare rapporti diplomatici ed economici che vertono nel settore delle materie prime. Per cui, il calciomercato intrapreso dai club è solo la punta dell’iceberg. Ora gli investimenti rallenteranno, per evitare una bolla speculativa. La Cina deve consolidare l’impero che ha costituito in pochissimo tempo e poi ripartire. Queste sono le direttive dall’alto.

In merito ai capitali spesi sul mercato cinese, il governo ha deciso di mettere alcuni paletti? Ce li può spiegare nello specifico?

Innanzitutto si sta pensando di introdurre un salary cap, dato che nel 2016, complessivamente, i 16 club della Chinese Super League hanno perso 1 miliardo di dollari. Prendiamo il caso del Guangzhou Evergrande, che è la squadra con il maggior fatturato, da 52 milioni di euro (tipo un Hellas Verona): Jackson Marinez è costato 42 milioni, più altri 12 di ingaggio. Non è un calcio sostenibile. Per ora, la nuova regola, permette comunque di tesserare cinque stranieri, ma solo tre di questi possono essere presenti nella lista di gara. Il fatto ha generato molte polemiche per due motivi, la prima perché questo provvedimento è arrivato a sei settimane dall’inizio del campionato con la finestra di mercato ancora aperta; secondo perché ad emanare questa riforma non è stata la federazione, bensì il governo, pochi giorni dopo che la Chinese Football Association aveva ufficializzato il distacco dall’organo statale della General Sports Administration.

Molti dilettanti sognano di approdare in Cina con degli stipendi ricchissimi? Si può dire che questo Asian dream sportivo sia impossibile senza i giusti contatti?

E’ impossibile andare a giocare in Cina, perché gli stranieri sono ammessi massimo fino alla League One (la B cinese) e i profili cercati sono per la maggior parte calciatori provenienti dal massimo campionato brasiliano, come Luis Fabiano o Jadson. Ci sono tante altre opportunità di lavoro in Cina e il ruolo più ricercato è quello dell’allenatore, ma in futuro saranno richieste anche altre figure professionali: medici, fisioterapisti, manager ecc…

Prospettive future della nazionale del dragone di Lippi dopo la Asian Cup? La Cina può vincere la coppa d’Asia del 2019?

Allo stato attuale assolutamente no. I giocatori hanno delle ottime individualità, ma il loro problema è di tipo mentale, e se non riusciranno a superare questo scoglio non vinceranno mai e poi mai. Le prospettive non sono per niente rosee, considerando anche il fatto che le nazionali giovanili nel 2016 hanno compiuto autentici disastri: l’U19 e U23 non sono andate oltre i gironi senza mai vincere una partita nelle manifestazioni continentali di categoria, mentre l’U16 non si è nemmeno qualificata alla manifestazione finale. Il cambio di mentalità non serve solo alla nazionale, ma anche all’intero sistema sportivo e calcistico, che deve si, rimanere radicato alla cultura e all’autoritarismo cinese, ma al contempo deve saper inglobare il know how occidentale. Per fare questo siamo ancora solo all’inizio.

Nel tempo abbiamo parlato tra i nostri giovani di Zhang Yuning e del giovanissimo Aokai Zhang? Quali sono gli altri giovani emergenti di questo calcio?

Il grande problema del calcio cinese, come ho sottolineato in un report lo scorso giugno, è che gli U23 non giocano, e nelle prime quindici giornate ogni squadra ha avuto un impiego medio di 134’ per gli U23, davvero nulla, l’unica squadra con un minutaggio decente è stato l’Hangzhou Greentown, poi retrocesso. Per un principio di filosofia confuciana, si preferisce il trentenne al ventenne e questo limita fortemente l’intero sviluppo, per questo la recentissima riforma di introdurre due U23 dal primo minuto (come già sostenevo da mesi) è una cosa sacrosanta. Nonostante tutto i giovani talenti ci sono, e ti segnalo il centrale difensivo Li Xiaoming (l’anno scorso all’Henan Jianye, ma di proprietà dello Shenhua), che ha vinto il titolo di miglior giovane nel 2016. Rimanendo nel reparto arretrato avranno sicuramente un futuro in nazionale Ang Li dello Jiangsu Suning (centrale difensivo) e Fu Huan del Sipg, terzino in grado di giocare su entrambe le fasce. Impazzisco per Liao Lisheng, mezzala del Guangzhou Evergrande dal grandissimo talento, purtroppo chiuso da Zheng hi, che di anni ne ha 35. Altro elemento emerso quest’anno è Xie Pengfei dello Jiangsu, in grado di giocare da mezzala o da esterno d’attacco. Per quanto riguarda l’attacco… quello purtroppo è esclusiva dei giocatori stranieri

Ce ne sono altri, più esperti, che potrebbero tranquillamente giocare ad alto livello?

Certamente, i due pilastri delle due squadre di Shanghai, Cao Yunding per lo Shenhua e Wu Lei per il Sipg. Il primo, classe 1989, è reduce da una stagione strabiliante culminata con il titolo di miglior giocatore cinese del torneo. Wu Lei da tre anni invece va costantemente in doppia cifra ed è il miglior talento del campionato. La loro storia è curiosa, entrambi hanno debuttato nel 2005 ne Sipg (allora si chiamava Shanghai Dongya) in China League Two, facendo segnare due record: Cao il più giovane marcatore nella storia del professionismo cinese a 16 anni, Wu Lei il più giovane ad esordire, a 14 anni. Dopotutto quella squadra era composta d ragazzini dai 14 ai 17 anni e l’anno successivo hanno vinto il campionato.

Una personale top-11 della Chinese Super League? 

Non tenderei ad inserire i nuovi acquisti, perché devono mostrare di sapersi adattare al nuovo contesto e non è assolutamente facile come insegnano i vari Gil, Jackson Martinez e Asamoah Gyan, che sono stati degli autentici flop. Basandomi su quella che è stata la scorsa annata stilo la seguente formazione, 4-2-3-1: Yan Junmin (Shanghai Sipg), Jiang Zhipeng (Guangzhou R&F), Trent Sainsbury (Jiangsu Suning), Kim Gwon (Guangzhou Ev.), Zhang Linpeng (Guangzhou Ev.), Paulinho (Guangzhou Ev.), Wu Xi (Jiangsu Suning), Eran Zahavi (Guangzhou R&F), Goulart (Guangzhou Ev.), Wu Lei (Shanghai Sipg), Roger Martinez (Jiangsu Suning).

Articolo a cura di Daniele Pagani

Ringraziamo Nicholas Gineprini per l’intervista concessa e l’immensa disponibilità nel contribuire al nostro sito. (potete seguirlo qui, su Blog Calcio Cina: https://www.facebook.com/blogcalciocina/?fref=ts)

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